Disidratazione negli anziani: perché succede e come prevenirla

Con l'età la sete si fa sentire meno, e se deglutire è difficile si beve ancora meno. Perché i segni «classici» ingannano e cosa si può fare ogni giorno, con o senza disfagia.

Di Redazione FEM Pubblicato il 4 min di lettura

L’acqua è il nutriente di cui ci si dimentica più facilmente, e con l’età succede ancora di più. Le linee guida europee sulla nutrizione degli anziani partono da un principio netto: tutte le persone anziane vanno considerate a rischio di disidratazione e incoraggiate a bere a sufficienza.

Perché con l’età si beve meno

Le cause sono tante e spesso si sommano. Le linee guida della Società europea di nutrizione clinica (ESPEN) ne elencano diverse:

  • La sete si sente meno. Il segnale che ci spinge a bere diventa più debole.
  • I reni concentrano meno le urine, quindi si perde più acqua.
  • Nel corpo c’è meno acqua di riserva rispetto a quando si era giovani.
  • Alcuni farmaci, come i diuretici e i lassativi, aumentano le perdite.
  • La memoria: si dimentica di bere, o si crede di averlo già fatto.
  • Il bagno: per paura di dover andare spesso in bagno, o di non arrivarci in tempo, si beve meno di proposito.
  • La solitudine: si beve soprattutto in compagnia, e quando le occasioni mancano, le abitudini si perdono.
  • L’accesso: il bicchiere lontano, la bottiglia difficile da aprire, la brocca pesante.
  • La deglutizione: quando bere fa tossire, si tende a evitarlo.

Perché la disfagia aumenta il rischio

Chi ha difficoltà a deglutire spesso beve meno per paura di andare di traverso. Le bevande addensate, poi, idratano come l’acqua normale (l’addensante non trattiene l’acqua), ma saziano di più e hanno meno sapore: si finisce per lasciarne metà nel bicchiere. Per questo le linee guida raccomandano di seguire con attenzione l’idratazione di chi ha la disfagia, insieme al logopedista e al dietista. Come preparare e offrire le bevande lo spieghiamo in Bere con la disfagia.

I segni ingannano: serve il medico

Siamo abituati a pensare che la disidratazione si veda: bocca secca, pelle che resta sollevata se la pizzichi, urine scure. Nelle persone anziane, però, questi segni non sono affidabili. Le linee guida ESPEN, sulla base di una revisione Cochrane, raccomandano esplicitamente di non usarli per valutare l’idratazione di una persona anziana.

La misura indicata è un esame del sangue: l’osmolalità sierica. Un valore superiore a 300 mOsm/kg è la soglia oltre la quale intervenire.

Cosa significa nella pratica? Che non bisogna aspettare i segni per agire, e che alcuni cambiamenti meritano una telefonata al medico: confusione o sonnolenza nuove, debolezza improvvisa, cadute, stitichezza che peggiora, febbre, vomito o diarrea, giornate molto calde.

Quanto bere

Le linee guida ESPEN indicano per le persone anziane almeno:

  • 1,6 litri di bevande al giorno per le donne;
  • 2 litri di bevande al giorno per gli uomini,

a meno che una condizione clinica non richieda un approccio diverso, come alcune malattie del cuore o dei reni: in quel caso la quantità la decide il medico. Questi valori derivano da quelli dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che considera anche l’acqua contenuta nei cibi.

Contano tutte le bevande che idratano: acqua naturale o frizzante, acqua aromatizzata, tè e caffè, latte, succhi di frutta, brodi e minestre. Anche molti cibi portano acqua: frutta, verdure, yogurt, vellutate.

Come aiutare a bere di più

Le strategie più utili sono semplici e quotidiane:

  • Bere a orari fissi, legati alle abitudini: al risveglio, a metà mattina, a ogni pasto, a merenda, dopo le notizie della sera.
  • Poco e spesso: mezzo bicchiere ogni volta è più facile di un bicchiere pieno.
  • Una bevanda sempre a vista e a portata di mano, in un bicchiere leggero e facile da impugnare.
  • I gusti preferiti: le linee guida raccomandano di offrire bevande diverse secondo le preferenze. Una tisana tiepida, un succo, un tè freddo: tutto conta.
  • Bere in compagnia: offrire un bicchiere anche a sé stessi, fare una pausa insieme.
  • Contare: un foglio sul frigorifero con un segno per ogni bicchiere aiuta chi dimentica.
  • Il bagno: se la paura è quella, conviene parlarne apertamente e organizzare gli orari (per esempio bere di più al mattino e meno la sera), invece di bere meno.

Se la persona ha la disfagia, tutte le bevande vanno preparate alla densità indicata dal logopedista, compresi brodi e minestre.

Da ricordare

La disidratazione nelle persone anziane è frequente, si vede poco e si previene con gesti semplici. Non aspettare la sete: offri da bere spesso, segui la quantità della giornata e, se qualcosa cambia all’improvviso, chiama il medico.

Domande frequenti

Quanta acqua deve bere una persona anziana al giorno?

Le linee guida ESPEN indicano almeno 1,6 litri di bevande al giorno per le donne e 2 litri per gli uomini, a meno che il medico non indichi diversamente, per esempio in caso di insufficienza cardiaca o renale. Contano acqua, tè, caffè, latte, succhi, brodi e minestre.

Come capire se un anziano è disidratato?

I segni visibili ingannano: bocca secca, pelle poco elastica e colore delle urine non sono affidabili nelle persone anziane. Se sospetti una disidratazione (confusione nuova, sonnolenza, debolezza, cadute), contatta il medico: la misura più affidabile è l'osmolalità del sangue.

Il caffè e il tè disidratano?

No, nelle quantità abituali contano come bevande che idratano. Le linee guida europee li elencano insieme ad acqua, latte, succhi e brodi.

Perché gli anziani bevono poco?

Per molte ragioni insieme: meno sete, dimenticanze, paura di dover andare spesso in bagno, difficoltà a prendere il bicchiere, solitudine (si beve di più in compagnia), farmaci come diuretici e lassativi e, quando c'è, la disfagia.

Fonti

  1. ESPEN practical guideline: clinical nutrition and hydration in geriatrics (Volkert et al.). Clinical Nutrition, 2022.
  2. Scientific Opinion on Dietary Reference Values for water. EFSA Journal, 2010.
  3. Linee guida per una sana alimentazione. CREA – Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione, 2018.
  4. Thickening agents used for dysphagia management: effect on bioavailability of water, medication and feelings of satiety (Cichero). Nutrition Journal, 2013.

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