Nutrizione e disfagia: come accorgersi in tempo della malnutrizione
Quando deglutire costa fatica si mangia meno, spesso senza accorgersene. Come riconoscere presto il rischio di malnutrizione, di quanta energia e proteine c'è bisogno e cosa si può fare.
La malnutrizione non arriva con un segnale chiaro. Arriva piano: una porzione lasciata a metà, un secondo saltato, un pantalone che diventa largo. Chi ha difficoltà a deglutire è particolarmente esposto, perché ogni pasto costa fatica e tempo. Il documento europeo della European Society for Swallowing Disorders riporta che, in uno studio su persone anziane che vivevano a casa con la disfagia, più di una su cinque era malnutrita o a rischio, e che la quota cresceva nell’anno successivo.
La buona notizia è che si può intercettare presto, con strumenti semplici.
Il segnale più semplice: la bilancia
Pesarsi una volta alla settimana, sempre alla stessa ora e con abiti simili, è il modo più semplice per accorgersi di un calo. Annota il peso su un quaderno o sul telefono.
Secondo i criteri internazionali GLIM per la diagnosi di malnutrizione, un calo di peso non voluto superiore al 5% in sei mesi (per esempio 3,5 kg per chi pesa 70 kg) è uno dei segnali che contano. Gli altri sono un peso molto basso per l’età e muscoli che si riducono, insieme a una causa come il mangiare meno o una malattia. Non serve aspettare di arrivarci: se il peso scende in modo costante, parlane con il medico.
Altri segnali da non trascurare: anelli e vestiti che diventano larghi, meno forza nelle mani, più stanchezza, cadute, ferite che guariscono lentamente, pasti lasciati sempre a metà.
Di quanto c’è bisogno
Le linee guida della Società europea di nutrizione clinica (ESPEN) per le persone anziane indicano come riferimento:
- energia: circa 30 kcal per kg di peso al giorno, da adattare allo stato di nutrizione, all’attività fisica e alla malattia;
- proteine: almeno 1 g per kg di peso al giorno, anche qui da adattare alla persona;
- liquidi: almeno 1,6 litri di bevande per le donne e 2 litri per gli uomini, salvo diversa indicazione medica.
Per una persona di 65 kg significa circa 1.950 kcal e almeno 65 g di proteine al giorno. Con alcune malattie, per esempio dei reni, questi valori li decide il medico. In Italia i riferimenti per la popolazione sono i LARN della Società Italiana di Nutrizione Umana.
Perché con la disfagia si mangia meno
- La fatica: un pasto lento stanca, e ci si ferma prima di essere sazi.
- La diluizione: per ammorbidire si aggiunge liquido, e lo stesso cucchiaio nutre meno.
- La monotonia: quando la scelta si restringe, passa la voglia.
- La paura: di tossire, di andare di traverso, di mangiare davanti agli altri.
- Le proteine sparite: carne, pesce e legumi sono i primi cibi che si abbandonano quando masticare diventa difficile.
Cosa fare
1. Arricchire, non riempire. Le linee guida europee raccomandano, per chi ha difficoltà a masticare o deglutire ed è a rischio di malnutrizione, cibi a consistenza modificata e arricchiti. Significa aggiungere energia e proteine senza aumentare il volume: un filo d’olio extravergine, il formaggio grattugiato, la ricotta, l’uovo ben cotto nelle creme, il latte (anche in polvere) nelle puree, i legumi passati. Ne parliamo in dettaglio in Morbido non vuol dire povero.
2. Proteine a ogni pasto. Distribuirle tra colazione, pranzo e cena funziona meglio che concentrarle alla sera. Lo spieghiamo in Proteine e forza dopo i 70 anni.
3. Poco e spesso. Cinque o sei piccoli pasti al giorno sono più facili di tre grandi. Uno spuntino nutriente a metà mattina e a merenda (uno yogurt cremoso, un budino, una crema) fa la differenza.
4. Non riempirsi di liquidi poveri prima del pasto. Un brodo leggero all’inizio sazia senza nutrire: meglio una vellutata con legumi o formaggio.
5. Il gusto. Un piatto buono viene mangiato. Erbe, spezie delicate, ricette conosciute: leggi Mangiare resta un piacere.
6. Gli integratori, quando servono. Se il cibo e l’arricchimento non bastano, le linee guida raccomandano gli integratori nutrizionali orali: bevande, creme o polveri con energia e proteine concentrate. Vanno scelti con il medico o il dietista; per chi ha la disfagia ne esistono in versione cremosa o già addensata, al livello di consistenza giusto.
Chi può aiutare
Il dietista imposta un piano su misura e insegna come arricchire i piatti. Il logopedista fa in modo che la consistenza sia sicura senza essere più restrittiva del necessario: a volte, quando la deglutizione migliora, si può tornare a cibi più vari. Il medico cerca le altre cause di un calo di peso, dai denti ai farmaci all’umore. Le linee guida europee raccomandano che logopedista e dietista lavorino insieme.
Domande frequenti
Quante proteine servono a un anziano con disfagia?
Le linee guida ESPEN indicano almeno 1 g di proteine per kg di peso al giorno per le persone anziane, da adattare allo stato di salute: per una persona di 65 kg sono almeno 65 g. Con alcune malattie, per esempio dei reni, il valore va deciso con il medico.
Quando un calo di peso deve preoccupare?
Un calo non voluto di più del 5% in sei mesi (per esempio 3,5 kg su 70) è uno dei criteri internazionali di malnutrizione. Ma conviene parlarne con il medico anche prima, se il peso scende in modo costante.
Gli integratori sono utili?
Sì, quando il cibo e l'arricchimento dei piatti non bastano. Le linee guida europee li raccomandano in questi casi. Vanno scelti con il medico o il dietista; per chi ha la disfagia esistono anche in versione cremosa o già addensata.
Fonti
- ESPEN practical guideline: clinical nutrition and hydration in geriatrics (Volkert et al.). Clinical Nutrition, 2022.
- GLIM criteria for the diagnosis of malnutrition – a consensus report from the global clinical nutrition community (Cederholm et al.). Clinical Nutrition, 2019.
- European Society for Swallowing Disorders – European Union Geriatric Medicine Society white paper: oropharyngeal dysphagia as a geriatric syndrome (Baijens et al.). Clinical Interventions in Aging, 2016.
- LARN – Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana. SINU – Società Italiana di Nutrizione Umana.