Come si valuta la deglutizione: visita, test ed esami

Dal questionario di dieci domande alla videofluoroscopia: cosa succede quando si chiede una valutazione della deglutizione, chi la fa, a cosa servono FEES e videofluoroscopia e come prepararsi.

Di Redazione FEM Pubblicato il 4 min di lettura

Il documento europeo della European Society for Swallowing Disorders e della società europea di medicina geriatrica descrive la disfagia come un problema frequente nelle persone anziane e, nello stesso tempo, ancora poco diagnosticato. Spesso la si scopre tardi, dopo un calo di peso o un’infezione respiratoria. Una valutazione al momento giusto cambia le cose: ecco come funziona, passo per passo.

Il primo passo: parlarne con il medico

Il riferimento è il medico di famiglia. Raccontagli cosa hai notato, con esempi concreti: tosse durante i pasti, voce «bagnata» dopo aver bevuto, cibo che sembra fermarsi, pasti che si allungano, cibi che hai smesso di mangiare, chili persi. Un piccolo diario di una o due settimane aiuta molto.

Il medico può prescrivere la visita specialistica (dal foniatra o dall’otorinolaringoiatra) e la valutazione logopedica. Se la difficoltà sembra più in basso, come un cibo che si ferma dietro lo sterno, può indirizzare invece al gastroenterologo: in quel caso si parla di disfagia esofagea, che ha percorsi diversi.

I questionari: l’EAT-10

L’EAT-10 è un questionario di dieci domande sui sintomi della deglutizione, che si compila da soli in pochi minuti. Nello studio che lo ha validato, un punteggio di 3 o più è risultato fuori dalla norma; esiste anche una versione italiana validata.

Serve a due cose: a raccontare i sintomi in modo ordinato e a seguirli nel tempo. Non è una diagnosi e un punteggio basso non esclude una disfagia: alcune difficoltà, come l’aspirazione silente, non si avvertono. Chiedi al medico o al logopedista di proporti la versione italiana.

Lo screening: una prova breve

In ospedale, e soprattutto dopo un ictus, si fa spesso uno screening della deglutizione: una prova breve, condotta da personale formato, per esempio con piccoli sorsi d’acqua osservando se compaiono tosse, voce gorgogliante o difficoltà di respiro. Alcuni test usano anche volumi e consistenze diverse. Le linee guida europee sulla disfagia dopo l’ictus raccomandano lo screening in tutte le persone con ictus, prima di dare da mangiare, da bere o farmaci per bocca.

Lo screening non dice quale consistenza usare: dice solo chi ha bisogno di una valutazione completa.

La valutazione del logopedista

È il cuore del percorso. Le linee guida europee sulla nutrizione degli anziani raccomandano che chi mostra segni di disfagia venga valutato, trattato e seguito da un logopedista esperto, con il dietista per l’alimentazione e l’idratazione.

Di solito la valutazione comprende:

  • un colloquio: sintomi, malattie, farmaci, abitudini, cosa piace mangiare;
  • l’osservazione di bocca, labbra, lingua, voce e tosse, e dei denti o della protesi;
  • prove di deglutizione con piccole quantità di cibi e liquidi di consistenze diverse, guardando i movimenti della gola, la voce dopo ogni sorso e i tempi;
  • a volte la misurazione dell’ossigeno nel sangue durante le prove.

Alla fine il logopedista indica le consistenze adatte per cibi e bevande, di solito con i livelli dello standard IDDSI, e le strategie: postura, ritmo, quantità per boccone, eventuali esercizi.

Gli esami strumentali: guardare «dentro»

Quando bisogna vedere cosa succede davvero in gola, per esempio per sospetta aspirazione silente o per decidere una terapia, si usano due esami.

La FEES (valutazione fibroendoscopica della deglutizione). Un endoscopio sottile e flessibile, con una piccola telecamera, viene introdotto da una narice fino a sopra la gola. Si deglutiscono cibi e liquidi colorati e si osserva dove vanno, se restano residui, se qualcosa scende verso le vie respiratorie. Non usa radiazioni, dura pochi minuti, si può ripetere e fare anche al letto della persona. È spesso eseguita dal foniatra o dall’otorinolaringoiatra insieme al logopedista.

La videofluoroscopia (studio videofluoroscopico della deglutizione). È una radiografia in movimento: si deglutiscono cibi e liquidi mescolati con un mezzo di contrasto e si registra tutto il percorso del boccone, dalla bocca all’esofago. Mostra anche le fasi che la FEES non vede, ma richiede una piccola dose di radiazioni e una sala radiologica.

Le linee guida europee sull’ictus suggeriscono la valutazione completa, compresi gli esami strumentali quando servono, per chi lo screening ha individuato a rischio.

Come prepararsi

  • Porta l’elenco dei farmaci e degli integratori.
  • Porta protesi dentarie, occhiali e apparecchi acustici, se li usi: servono durante le prove.
  • Porta il diario dei pasti e, se puoi, fatti accompagnare da chi ti vede mangiare ogni giorno.
  • Prepara le domande: ne abbiamo raccolte alcune in Le domande giuste da fare al logopedista.

Dopo la valutazione

Esci con un piano: quali consistenze, quali strategie, quando ricontrollare. La deglutizione può migliorare (dopo un ictus succede spesso) o cambiare con il tempo (nelle malattie neurologiche progressive): per questo i controlli contano. Se qualcosa cambia prima, non aspettare l’appuntamento.

Domande frequenti

A chi rivolgersi se si sospetta la disfagia?

Al medico di famiglia, che valuta i sintomi e può prescrivere la visita del foniatra o dell'otorinolaringoiatra e la valutazione del logopedista. In ospedale, per esempio dopo un ictus, la valutazione parte spesso dal reparto.

La FEES fa male?

Di solito è fastidiosa più che dolorosa: un endoscopio sottile e flessibile passa da una narice per pochi minuti, mentre si deglutiscono piccole quantità di cibi colorati. Non usa raggi X e si può fare anche al letto della persona.

Che differenza c'è tra FEES e videofluoroscopia?

La FEES guarda la gola dall'alto con una telecamera, senza radiazioni. La videofluoroscopia è una radiografia in movimento che mostra tutto il percorso del boccone, dalla bocca all'esofago, usando cibi con un mezzo di contrasto. Si scelgono in base alla domanda clinica e alla disponibilità.

Esiste un test della disfagia da fare a casa?

Esistono questionari come l'EAT-10 per descrivere i sintomi, ma nessun test fatto a casa può dire se la deglutizione è sicura, anche perché l'aspirazione può avvenire senza tosse. Serve una valutazione professionale.

Fonti

  1. Validity and reliability of the Eating Assessment Tool (EAT-10) (Belafsky et al.). Annals of Otology, Rhinology & Laryngology, 2008.
  2. Reliability and validity of the Italian Eating Assessment Tool (Schindler et al.). Annals of Otology, Rhinology & Laryngology, 2013.
  3. European Stroke Organisation and European Society for Swallowing Disorders guideline for the diagnosis and treatment of post-stroke dysphagia (Dziewas et al.). European Stroke Journal, 2021.
  4. European Society for Swallowing Disorders – European Union Geriatric Medicine Society white paper: oropharyngeal dysphagia as a geriatric syndrome (Baijens et al.). Clinical Interventions in Aging, 2016.
  5. ESPEN practical guideline: clinical nutrition and hydration in geriatrics (Volkert et al.). Clinical Nutrition, 2022.

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