Parkinson e deglutizione: i segnali da non trascurare e cosa aiuta
Nella malattia di Parkinson la difficoltà a deglutire è frequente ma spesso passa inosservata, perché arriva piano e non sempre si avverte. Come riconoscerla e come organizzare i pasti.
Quando si pensa alla malattia di Parkinson vengono in mente il tremore e la lentezza dei movimenti. Ma la malattia riguarda anche muscoli che non si vedono: quelli della bocca, della lingua e della gola, che servono a masticare e a deglutire. Per questo la difficoltà a deglutire è una compagna frequente del Parkinson, anche se se ne parla poco.
Più frequente di quanto si pensi
Una meta-analisi pubblicata nel 2012, che ha raccolto gli studi disponibili, ha trovato un dato che fa riflettere: circa il 35% delle persone con Parkinson riferiva difficoltà a deglutire, ma quando la deglutizione veniva misurata con esami strumentali, la disfagia emergeva nell’82% dei casi.
La differenza dice una cosa importante: spesso la disfagia c’è ma non si avverte, o non viene riferita finché qualcuno non chiede. Gli autori concludono che conviene cercarla attivamente, senza aspettare i sintomi. Il documento europeo della European Society for Swallowing Disorders ricorda anche che aumenta con l’avanzare della malattia.
I segnali da osservare
- Saliva che si accumula o esce dalla bocca (la scialorrea): non se ne produce di più, ma si deglutisce meno spesso.
- Tosse o schiarimenti di voce durante i pasti o subito dopo.
- Pasti sempre più lunghi, bocconi che restano in bocca a lungo.
- Voce più debole o «bagnata» dopo aver mangiato o bevuto.
- Difficoltà con le pastiglie.
- Calo di peso non voluto, che nel Parkinson è frequente anche per altre ragioni e va sempre segnalato.
- Infezioni respiratorie o febbri senza una causa chiara.
Se ne riconosci qualcuno, parlane con il neurologo e chiedi una valutazione logopedica. Come si svolge lo spieghiamo in Come si valuta la deglutizione.
Cosa aiuta, nella pratica
Mangiare nel momento giusto. Nel Parkinson la giornata ha momenti migliori e momenti peggiori, legati all’effetto dei farmaci. Programmare i pasti principali quando i movimenti sono più sciolti aiuta anche a deglutire. Alcuni farmaci, come la levodopa, possono essere assorbiti meno bene se presi insieme a un pasto ricco di proteine: orari di farmaci e pasti si decidono con il neurologo, senza ridurre le proteine di propria iniziativa.
Postura e calma. Seduti ben dritti, i piedi appoggiati, la testa allineata. Un ambiente tranquillo, senza televisione: concentrarsi sul boccone conta.
Bocconi piccoli, uno alla volta. Un cucchiaino invece del cucchiaio, e il boccone successivo solo quando il precedente è stato deglutito.
Pasti più piccoli e più frequenti, se la stanchezza arriva presto. Con la fatica la deglutizione peggiora.
La consistenza giusta. Se il logopedista indica una consistenza modificata, vale per tutti i pasti, comprese merende e bevande. Per orientarsi tra i cibi: Disfagia: cosa mangiare e cosa evitare.
Le pastiglie. Se deglutirle è difficile, chiedi al neurologo o al farmacista se esistono forme diverse. Non frantumare né aprire capsule senza averlo chiesto: alcuni farmaci per il Parkinson sono a rilascio prolungato. Ne parliamo in Pastiglie difficili da deglutire.
Peso e nutrizione. Pesarsi una volta a settimana, sempre alla stessa ora, aiuta a cogliere presto un calo. Se il peso scende, il dietista può suggerire come arricchire i piatti senza aumentare le porzioni: lo spieghiamo in Nutrizione e disfagia.
La riabilitazione serve
Il logopedista non si limita a indicare una consistenza: può proporre esercizi e strategie di deglutizione adatti alla fase della malattia, e anche programmi per la voce, che spesso si indebolisce insieme alla deglutizione. Una valutazione periodica permette di cambiare le indicazioni quando la situazione cambia.
Da ricordare
Nel Parkinson la disfagia arriva piano e spesso in silenzio. Non aspettare che diventi evidente: chiedi una valutazione, osserva i segnali e organizza i pasti in modo che restino un momento sicuro e piacevole.
Domande frequenti
Il Parkinson causa difficoltà a deglutire?
Sì, è frequente. La malattia rallenta e rende meno coordinati anche i movimenti della bocca e della gola. Spesso la persona non se ne accorge: in una meta-analisi la disfagia era riferita dal 35% dei pazienti, ma gli esami strumentali la trovavano nell'82%.
Perché nel Parkinson si accumula la saliva?
Non perché se ne produca di più, ma perché si deglutisce meno spesso e in modo meno efficace. Si chiama scialorrea ed è uno dei segnali che vale la pena riferire al neurologo e al logopedista.
I farmaci per il Parkinson vanno presi prima o dopo i pasti?
Dipende dal farmaco e dalla persona. Alcuni, come la levodopa, possono essere assorbiti meno bene se presi insieme a un pasto ricco di proteine. Gli orari di farmaci e pasti vanno concordati con il neurologo.
Fonti
- Prevalence of oropharyngeal dysphagia in Parkinson's disease: a meta-analysis (Kalf et al.). Parkinsonism & Related Disorders, 2012.
- European Society for Swallowing Disorders – European Union Geriatric Medicine Society white paper: oropharyngeal dysphagia as a geriatric syndrome (Baijens et al.). Clinical Interventions in Aging, 2016.
- ESPEN guideline clinical nutrition in neurology (Burgos et al.). Clinical Nutrition, 2018.