Disfagia dopo l'ictus: cosa aspettarsi e come aiutare a tavola

Dopo un ictus più di una persona su due ha difficoltà a deglutire. Spesso migliora nelle settimane successive, ma nel frattempo servono le attenzioni giuste. Cosa succede e cosa può fare chi assiste.

Di Redazione FEM Pubblicato il 4 min di lettura

L’ictus arriva all’improvviso e cambia molte cose insieme: il movimento, la parola, a volte la memoria. Tra queste ce n’è una di cui si parla meno ma che tocca ogni giornata: la deglutizione. La deglutizione è un gesto complesso, guidato dal cervello, che coordina in meno di un secondo decine di muscoli. Quando una parte del cervello è colpita, questo coordinamento può incepparsi.

Quanto è frequente

Molto. Le linee guida europee sulla disfagia dopo l’ictus, scritte dalla European Stroke Organisation insieme alla European Society for Swallowing Disorders, indicano che riguarda più del 50% delle persone nella fase acuta.

I numeri variano a seconda di come la si cerca. Una revisione degli studi pubblicata su Stroke ha trovato la disfagia nel 37–45% dei casi con i test di screening, nel 51–55% con la valutazione clinica e nel 64–78% con gli esami strumentali. Più si guarda da vicino, più la si trova: anche per questo conta non sottovalutare i segnali.

Perché in ospedale si aspetta a dare da mangiare

Dopo un ictus, prima di bere un sorso d’acqua o di prendere una pastiglia, si fa uno screening della deglutizione: una prova breve, fatta da personale formato, per esempio con piccoli sorsi d’acqua osservando tosse e voce. Le linee guida europee lo raccomandano per tutte le persone con ictus, perché riduce le polmoniti e la mortalità precoce.

La stessa revisione su Stroke ha stimato che chi ha la disfagia ha un rischio di polmonite circa tre volte più alto, e chi ha un’aspirazione confermata (cibo o liquido che scende nelle vie respiratorie) circa undici volte più alto. Se lo screening segnala un rischio, segue una valutazione completa del logopedista e, quando serve, un esame strumentale come la FEES o la videofluoroscopia. Li spieghiamo in Come si valuta la deglutizione.

Nei primi giorni, se mangiare per bocca non è ancora sicuro, si può usare temporaneamente un sondino: serve a nutrire e idratare mentre la deglutizione si riprende.

Come evolve nel tempo

C’è una buona notizia: spesso migliora. In uno studio australiano che ha seguito le persone per sei mesi dopo un primo ictus, l’87% dei sopravvissuti era tornato a mangiare come prima. Lo stesso studio, però, ha trovato ancora segni di disfagia nella metà dei casi: si può tornare a mangiare quasi tutto e avere comunque bisogno di qualche attenzione.

Per questo la consistenza indicata alla dimissione non è per sempre. Va rivista con il logopedista, che può proporre anche esercizi e strategie di riabilitazione. Le linee guida europee citano diverse possibilità: modifiche della dieta, esercizi e tecniche di deglutizione, interventi nutrizionali, cura dell’igiene orale e, in centri specializzati, forme di stimolazione.

A casa: cosa può fare chi assiste

  • Rispetta la consistenza indicata, per i cibi e per le bevande, anche quando sembra che vada meglio. Il cambio di livello lo decide il logopedista. Per orientarti: Disfagia: cosa mangiare e cosa evitare.
  • Postura: seduti ben dritti, a tavola o con lo schienale alto, la testa allineata, i piedi appoggiati. Restare seduti anche per un po’ dopo il pasto.
  • Il lato più debole. Se una metà del viso è più debole, il cibo può fermarsi in quella guancia senza che la persona se ne accorga. Alla fine del pasto controlla la bocca.
  • Il lato «dimenticato». Dopo alcuni ictus la persona tende a ignorare un lato dello spazio, e può non vedere il cibo da quella parte del piatto. Girare il piatto a metà pasto aiuta.
  • Un boccone alla volta, piccolo, e il successivo solo quando il precedente è stato deglutito.
  • Niente fretta e niente distrazioni: televisione spenta, poche parole mentre si mastica.
  • Pasti più piccoli e più frequenti se la stanchezza arriva presto: con la fatica la deglutizione peggiora.
  • Igiene orale dopo ogni pasto: denti, protesi, lingua. Riduce i batteri che, se aspirati, possono causare polmonite. Ne parliamo in Polmonite ab ingestis.
  • Le pastiglie: uno studio su persone con disfagia dopo ictus ha osservato che compresse e capsule aumentano il rischio che qualcosa vada nelle vie respiratorie. Chiedi al medico o al farmacista quale forma è più adatta: lo spieghiamo in Pastiglie difficili da deglutire.

I segnali da riferire subito

Tosse o voce «bagnata» durante o dopo i pasti, pasti che durano sempre di più, febbre o affanno senza una causa chiara, calo di peso, rifiuto del cibo. Attenzione: a volte il cibo prende la strada sbagliata senza tosse. Per questo i controlli con il logopedista contano anche quando sembra che vada tutto bene.

Non solo sicurezza

Dopo un ictus mangiare può diventare faticoso, lento, a volte imbarazzante. Molte persone smettono di mangiare in compagnia. Il pasto resta però un momento di autonomia e di normalità: vale la pena proteggerlo, con piatti che abbiano un aspetto e un sapore veri e con il tempo che serve. Ne parliamo in Mangiare resta un piacere.

Domande frequenti

Dopo un ictus la capacità di deglutire torna?

In molti casi migliora molto nelle prime settimane e nei primi mesi. In uno studio australiano, a sei mesi l'87% dei sopravvissuti era tornato alla dieta di prima, anche se nella metà dei casi restavano segni di disfagia. Per questo la consistenza va rivalutata nel tempo dal logopedista.

Perché in ospedale non lo fanno mangiare subito?

Perché prima va controllato che la deglutizione sia sicura. Le linee guida europee raccomandano lo screening della deglutizione in tutte le persone con ictus, prima di cibo, liquidi e farmaci per bocca: riduce il rischio di polmonite.

Cosa vuol dire se tossisce mentre beve?

Può essere un segnale che parte del liquido va verso le vie respiratorie. Va riferito al logopedista o al medico, che possono indicare una densità diversa o altre strategie. Attenzione però: a volte l'aspirazione avviene senza tosse.

Fonti

  1. European Stroke Organisation and European Society for Swallowing Disorders guideline for the diagnosis and treatment of post-stroke dysphagia (Dziewas et al.). European Stroke Journal, 2021.
  2. Dysphagia after stroke: incidence, diagnosis, and pulmonary complications (Martino et al.). Stroke, 2005.
  3. Swallowing function after stroke: prognosis and prognostic factors at 6 months (Mann et al.). Stroke, 1999.
  4. Swallowing tablets and capsules increases the risk of penetration and aspiration in patients with stroke-induced dysphagia (Schiele et al.). Dysphagia, 2015.
  5. ESPEN guideline clinical nutrition in neurology (Burgos et al.). Clinical Nutrition, 2018.

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